23/09/2009

una notte d' inverno

4 una notte d' inverno

Yoko:

Ero ormai giunta fuori da quell' inferno di casa, le strade erano illuminate da lampioni che illuminavano l'intera città. Non c'era anima viva,si sentiva solo il rumore dei miei passi, quella notte fece molto freddo ed il vento soffiava fortissimo, i miei piedi scalzi si erano infreddoliti eravamo ancora a settembre e faceva già freddissimo. Quell' inverno arrivato in anticipo, sembrava dare voce all'angoscia che giaceva dentro di me. Camminavo senza una meta,non pensavo a niente, sembrava che ormai la mia testa fosse vuota fino a quando non mi tornò in mente tutto: Mia madre era povera e non avendo potuto trovare un lavoro onesto,si dovette accontentare del lavoro disonesto,meno gradito dalle donne serie come lei, faceva dono agli uomini del proprio corpo per sfamarmi. Vivevamo per strada e la gente ci guardava con disprezzo, poi un giorno mia madre si ammalò gravemente,aveva la febbre molto alta, chiesi aiuto ai passanti ma non sembrava importare a nessuno se una puttana stava male, così mia madre morì in un freddo giorno di dicembre. Quella notte solo un uomo si avvicinò a me,era un uomo ben vestito, aveva una camicia bianca con una cravatta nera,portava una giacca abbinata ai pantaloni. I suoi capelli corvini erano perfettamente in ordine,ma le sue sopracciglia molto arcuate e il suo fisico robusto sfocavano quell' immagine di perfezione,inoltre i suoi occhi castani erano inaccessibili,non si scorgeva alcun emozione da quegli occhi, le sue labbra mostravano sempre quel dolce sorriso che traeva in inganno,nessuno sapeva che quel sorriso era solo una falsa e quanto in realtà fosse malvagio. Dopo aver pensato a tutto ciò ,decisi di dirigermi a scuola. Volevo salire sul terrazzo,volevo buttarmi giù da lì per lasciarmi alle spalle quella vita piena di amarezza e angoscia. Presi le chiavi della scuola,le avevo perchè ero rappresentante di classe,tutti i rappresentanti di classe che riuscivano a guadagnarsi la fiducia del direttore le avevano. Io ero una di quei rappresentanti che aveva comprato la sua fiducia, col fatto che mio padre adottivo fosse un politico importante. Infilai la chiave nella serratura,aperta la porta,accesi gli interruttori della luce,percorsi il corridoio e salì le scale, finalmente giunsi sopra quel terrazzo. Mi affacciai guardando giù, le macchine parcheggiate erano più piccole viste da quell' altezza. Mi misi sopra la ringhiera del terrazzo e osservai il cielo, avevo paura di morire, nonostante la mia vita fosse triste, mi resi conto di essere molto legata ad essa, credevo che sarebbe stato molto semplice e invece non lo era affatto, per suicidarsi ci voleva coraggio, un coraggio che mi mancava così pensai che la mia voglia di vivere fosse solo puro masochismo, che soddisfacesse qualcuno forse Dio. Dov'era lui quando io ne avevo più bisogno?si divertiva a farmi soffrire?. Quel giorno ero arrabbiata con lui. "Signore io non so se esisti,ma so che esisti non condividerai questa mia scelta e forse non hai tutti i torti,una parte di me mi dice che è una cosa sbagliata quella che sto per fare,ma io non posso continuare a soffrire in questo modo"il mio tono era sereno fino a qui. Poi ci fu una pausa, adesso la mia voce cambiò tono,era furente. "io non c'è la faccio,sono troppo debole per continuare a vivere. perchè signore non mi aiuti?Tu non mi hai mai aiutato!Perchè?Forse perchè non esisti oppure ti piace vedermi soffrire ed è per questo che non vuoi che mi uccida perchè altrimenti ti toglierei tutto il divertimento!. Pronunciai quelle parole in una collera disperata, ma ciò nonostante nessuno ascoltò le mie parole solo il vento che si era fatto più calmo e accarezzava i miei lunghi capelli neri.

21/09/2009

REVISIONE DANGEROUS LOVE

1 La morte di mayko


Giornata dal punto di vista di Kyo:

Da quando lei non c'è più,la mia vita è giunta ormai al termine, i suoi splendidi capelli castani, i suoi occhi color cioccolato e il suo viso così delicato che riuscivano a riempirmi di felicità non c' erano più.

L'ultima volta che l'ho vista, il suo corpo era sporco di sangue e il suo viso era pallido,lei era morta a causa mia.                                                                                                                                             Adesso dentro di me c'era soltanto silenzio,un silenzio malinconico che riempiva le mie giornate di furti e di scopate con tante ragazze diverse,di cui non ricordava nemmeno il loro nome, Il solo nome che ricordavo era il suo "Mayko", quello che mi aveva dato la forza di andare avanti quando credevo di non farcela più e che adesso mi aveva distrutto. E ora senza di lei chi ero?Ero solo un delinquente come tanti altri. Era questo che la gente pensava di me,in fondo era vero. Avevo messo da parte la mia arroganza e ammettevo di essere uno come tanti altri. Questo non mi rendeva felice ma non mi rattristava nemmeno,ciò che mi struggeva era che Mayko non era più accanto a me .Lei mi aveva sempre reso speciale anche se non lo ero mai stato, era la sua presenza a rendermi tale, perché mi apprezzava per quello che ero, riuscendo ad estrapolare in me tanti pregi,che io non riuscivo a vedere.

Qualcuno bussò alla porta della mia stanza,io non risposi,continuavo a stare seduto, bevendo ancora qualche sorso di vino. La bottiglia era ormai vuota, la osservai era come tante altre bottiglie,nera e vuota. Mi sentivo come quella bottiglia priva di contenuto,io ero privo di gioie ed ero distrutto dal dolore, poi mi soffermai su quel bicchiere che mi era appena scivolato dalle mani, si era frantumato come il mio cuore. A volte mi sembrava di vederla ancora qui accanto a me, sentiva la sua risata gioiosa, era talmente reale che per qualche istante volli illudermi che fosse tutto vero, tralasciando quella cruda verità:lei era morta e non sarebbe tornata da me, nonostante lo desiderasse con tutta se stessa, non avrebbe potuto farlo,dopo un po' la sua immagine scomparve, era stata soltanto la mia immaginazione, lei non c'era più, e avrei dovuto accettare la realtà e andare avanti. Dopotutto non potevo fare altro che cercare di dimenticarla, ma ero come Orfeo, non volevo rassegnarmi, avrei voluto che qualcuno sentisse la mia disperazione, che non era un sublime canto, ma un semplice lamento triste che mi perseguitava, volevo che qualcuno lo scacciasse via, permettendomi di riportarla in vita. Ma ripensando alla storia di Orfeo, mi ricordai che nonostante gli Dei gli avessero offerto il loro appoggio, conducendolo negli inferi, per salvare la sua Euridice, egli non ci riuscì, perché cedette alla tentazione e la guardò, mancando alla condizione posta dagli Dei. Ma Orfeo era stato stupido, io di sicuro non avrei mai commesso il suo stesso errore, io sarei stato in grado di riportare Mayko indietro, mi sarei attenuto ai patti, avrei fatto qualunque cosa pur di riportarla indietro.

Qualcuno entrò nella mia stanza,era un uomo con i capelli neri raccolti in una coda,i suoi occhi erano castani e identici ai miei ed era un po' più alto di me, ma aveva un fisico piuttosto gracile rispetto al mio. Era mio fratello,non realizzai subito che fosse lui, perché ero troppo ubriaco per riconoscerlo .Mi guardava preoccupato,non sapendo che dire e che fare, finalmente si decise.

"Kyo sei di nuovo ubriaco?"chiese serio in viso.

"bè,non si vede"gli risposi ridendo.

Mi stava iniziando a girare la testa e mi veniva pure da vomitare, ma ero contento senza sapere il perché. Mio fratello capì che da lì a poco avrei vomitato, allora mi trascinò in bagno,dove nauseato cominciai a vomitare con la testa china verso il water.

 

14/09/2009

nuova storia: Noi del club senza speranze!

Dopo "Naoki", ho deciso di cimentarmi in una nuova storia questa volta una semplice commedia sclastica e sentimentale, vi avverto non ho mai scritto cose così semplici e quotidiane, quindi vediamo cosa ne verrà fuori! Ma penso che cmq cercherò di affrrontare argomenti come la leettura più impegnativa come libri  e la lettura più leggera come i manga, per non parlare dei film ispirati a romanzi che a volte stravolgono le opere reali e altre volte aiutano a conoscerle...insomma questi sarebbero gli argomenti e poi i club scolastici...naturalmente c'è sempre di mezzo una storia d'amore...

 

Era da poco ricominciata la scuola ed ero di nuovo in classe con le mie due più care amiche: Haruna e Reika, ci conosciamo dalle medie, abbiamo un legame veramente forte, anche se con Reika c'è un rapporto piuttosto insolito, il nostro modo di fare è piuttosto divergente dal mio e da quello di Haruna, perché Reika è una ragazza viziata, snob, sicura di sé e che pensa sempre e solo a divertirsi, infatti frequenta sempre diversi ragazzi, si può quasi dire che sia uscita con tutto l' istituto “Selou”.
Ogni anno decide di fondare un club, perché si annoia e così decide di impegnarsi con tutta se stessa, ma nonostante i suoi sforzi, i suoi club si rivelano sempre un fallimento totale.
Una volta ha trascinato me ed Haruna a fare un club di teatro, inutile dire che non siamo riusciti a combinare un bel niente, nessun iscritto e nessuno spettacolo, così il consiglio studentesco a fatto a pezzi il nostro club e gli altri a seguire, quello di musica leggera, ma poi che ragazza di idea è quella di creare un club di musica leggera, se non siamo neppure in grado di suonare uno strumento musicale? E poi c'è stato quello di “comprensione della musica”, un club che doveva servire a comprendere la musica, ma non facevamo altro che ascoltare della semplice musica come facciamo a casa, ah ora che mi ricordo un iscritto ce lo avevamo quel ragazzo della sezione F, un vero fannullone, si iscrive ai nostri club per non fare niente e leggersi in tutta tranquillità i suoi manga, perché il regolamento costringe ogni studente ad iscriversi ad almeno un club.
Anche quest' anno, ero certa che avrebbe tirato fuori un altro dei suoi progetti, così non appena la vidi con quell' espressione concentrata su di me e Haruna pronta a comunicarci la sua idea, le dissi rassegnata “Spara Reika!” tanto nonostante la pregassi di piantarla con quelle sue idee, era tutto inutile, riusciva sempre a coinvolgerci in un modo o nell' altro in quelle sue follie.
“Voglio creare un club....” disse lei con entusiasmo.
Io e Haruna rimanevamo con il fiato sospeso, chissà quale altra idea aveva la nostra cara amica, non che la odiassimo anzi le volevamo veramente bene, nonostante il suo carattere e tralasciando le sue idee strampalate, ma per colpa sua eravamo le zimbelle dell' istituto, per via di quei club che ideava ogni volta e che venivano subito aboliti, però sapevamo anche che con Reika bisognava essere molto comprensive, lei non era come me e Haruna, non aveva una famiglia che si prendesse cura di lei, anzi spesso i suoi genitori erano sempre fuori per affari di lavoro e se la passavano anche molto bene economicamente, ma i soldi si sa non fanno la felicità e Reika ne era un esempio lampante, era la classica riccona insoddisfatta, che si annoiava e cercava un modo per divertirsi e il suo maggior divertimento era quello di fondare un club.
E dire che con tutti i soldi che aveva avrebbe potuto frequentare tanti corsi, fare tante altre cose e non ricorrere ai club scolastici per passare il suo tempo, ma non amava le cose troppo impegnative, inoltre una volta mi confessò che le piaceva creare club perché le piaceva l' idea di fare qualcosa insieme a me e ad Haruna.
In fondo, era proprio una brava ragazza e una cara amica, ma di questo passo, le cose si sarebbero davvero messe male, il consiglio studentesco si sarebbe infuriato non appena Reika avrebbe presentato il suo settimo club,anche perché lei non demordeva anche quando glie lo abolivano, lei ne ideava un' altro e poi un altro ancora fino a che la presidente del consiglio studentesco non si arrabbiasse sul serio.
“Sentiamo cosa hai in mente?” le chiesi con scarso entusiasmo.
“Un club tuttofare!”rispose tutta eccitata.
“E che diamine sarebbe?” chiese Haruna stupita quanto me.
“Avete presente Gintama, sapete guardandolo ho preso ispirazione, loro hanno l' agenzia tuttofare e noi invece potremmo fare il club tuttofare!”
Ah, un altro difetto di Reika è che un' otaku fissata, prende sempre ispirazione da qualche anime per i suoi fantomatici club, per quello di musica leggera si è ispirata a “K-on”, ah poi ne ha fatto uno sui fenomeni paranormali prendendo ispirazione da “Suzumiya Haruhi” e quello di teatro da un altro anime ancora di cui non mi ricordo il nome.
“Reika se vuoi fare un club facciamolo pure, ma per favore, facciamo un club serio e che non faccia la fine degli altri club!” le dissi decisa.
“E questo è un club serio” rispose lei completamente soddisfatta della sua idea.
“Anche gli altri anni hai detto così e poi è finita male...” affermò Haruna ricordando eventi che avrebbe tanto voluto dimenticare:quella volta che le ragazze del consiglio studentesco ci risero dietro, come fanno tuttora, dato che non siamo mai state in grado di mandare avanti un club senza che ce lo abolissero per mancanza di iscritti e perché non avevamo raggiunto gli obbiettivi predisposti dal club.
Ma ormai Reika, non mi stava neppure a sentire, era così piena di aspettative per questo nuovo club, come tutti gli altri anni, le sue aspettative e ambizioni volavano lontano, ma spesso senza trovare un riscontro con la realtà.
A me e ad Haruna bastò un solo sguardo per poterci comprendere, ci dicevamo mentalmente che sarebbe stato il solito buco nell' acqua e che saremo entrate nella storia dell' istituto come le ragazze che hanno disperatamente cercato di fare un club decente e non ci sono mai riuscite, ricevendo un centinaio di abolizioni.
“Vado a parlare con la presidente del consiglio studentesco” disse entusiasta con lo sguardo trasognante.
“Ma secondo te c'è un modo per fermarla?” chiese Haruna.
“Se ci fosse avrei già tentato!”
“Dopo tutti i club che le hanno abolito, non credo che le daranno più il permesso di fare un club”
“Allora speriamo che non glie lo permettano, anche se hai visto com'era contenta...”
“Ma Reika è sempre così, all' inizio è piena di speranze e aspettative e poi non muove un dito, si stanca subito e finisce per non fare niente per il club”
Haruna aveva proprio ragione, all' inizio era tutta contenta e piena di voglia di fare, poi però incominciava ad annoiarsi e a stufarsi con facilità, poi però non appena le abolivano il club, con lo stesso entusiasmo ne faceva sorgere un altro, ma poi si faceva abolire anche quell' altro e tutti gli altri a seguire.
Inutile le speranze mie e di Haruna erano state ridotte in brandelli, da una Reika che tornava in classe più soddisfatta che mai dicendo “ Hanno accettato, il mio club!”
“Sul serio?” chiedevamo io e Haruna con un espressione sconvolta sul volto.
“Si, non scherzo, mi hanno dato la loro approvazione facendomi promettere che non si riveli come quelli degli anni scorsi”
“Non le hai pagate per ricevere l' approvazione?” chiese Haruna.
“Ma no che non le ho pagate, anche loro pensano sia una bella idea se mandata avanti per bene...”
Il professore tornò in classe, così ripresero le lezioni, mentre Reika assumeva quell' espressione beata e persa nei suoi pensieri, ma tanto sapevo che non sarebbe durata per molto, anche questa volta sarebbe stato un vero fallimento.
“ Kanamichi verresti a fare quest' esercizio alla lavagna?” chiese il professore osservandomi con quel sorriso subdolo impresso sul volto.
Avrei tanto voluto dire: “No, che non ci vengo alla lavagna, non so fare quel dannato coso”, ma non potevo sottrarmi al mio dovere e poi quel professore, mi terrorizzava, aveva quell' espressione subdola e severa, mi veniva il freddo soltanto guardandolo.
Mi alzai incerta andando verso la lavagna con estrema lentezza, stavo cercando di temporeggiare, chissà magari sarebbe entrato il preside o qualche professore ad interromperci sul più bello e mi avrebbe salvato, ma purtroppo da quella porta non entrò nessuno.
“Allora Kanamichi vuoi sbrigarti non farci stare così in ansia!” affermò il professore divertito.
Quel maledetto, sapeva perfettamente che ero in difficoltà e ne traeva godimento, ma che cosa potevo fare se non svolgere l' esercizio a caso, oppure ammettere quell' amara verità non ho idea di come si svolga quest' esercizio di matematica.
Osservavo i miei compagni speranzosa, volevo che qualcuno mi suggerisse, ma in classe c'era un silenzio tombale, nessuno nelle lezioni del professore Takazuma si azzardava a spiccicare parola e sopratutto a suggerire, solo Reika, la più coraggiosa parlò sottovoce, ma non riuscivo a sentire bene il suggerimento, per quanto sforzassi le mie orecchie era tutto inutile, non sentivo.
Mi voltai verso la lavagna prendendo il gesso e osservai l' esercizio fingendo di perdermi in congetture e in calcoli, ma dopo un po' mi rassegnai e smisi di fingere, la cosa migliore era dire la verità, ma la sola idea di dover dire che non lo sapevo svolgere mi metteva in agitazione di sicuro il professore Takazuma non l' avrebbe presa bene.
“Professore Takazuma io...” affermai con un groppo in gola.
“Si, mi dica signorina Kanamichi” lo guardavo, aveva un espressione terribilmente seria.
Non ce la potevo fare, non avrei mai potuto sostenere quello sguardo, infatti abbassai il mio per non incrociare il suo, cercando di dire quelle fatidiche parole “non lo so fare”,ma avevo la bocca letteralmente sigillata.
“Signorina Kanamichi su avanti, se ha qualcosa da chiedermi dica pure, posso darle qualche aiutino per svolgere l' esercizio”
“Altro che aiutino, qui ci vorrebbe un miracolo” pensai scoraggiata.
“Allora signorina Kanamichi!” questa volta il professore sembrava aver perso la pazienza e adesso?
Si avvicinava pericolosamente a me, con quella sua espressione agitata e mi trattava proprio come se fossi una stupida, il mio cuore tremava di paura pensando “Adesso mi ammazza!”
Così mi spostai dalla lavagna allontanandomi istintivamente da lui, la sua espressione era interrogativa “Signorina Kanamichi dove scappa? Mi dia il gesso!”
“Si” affermai avvicinandomi per porgergli il gesso ancora terrorizzata.
“Bene, rimanga qui ad osservare con attenzione quello che faccio e anche voi seguitemi, nei vari passaggi...” disse scadendo le parole.
Cercavo di seguire l' esercizio svolto dal sensei Takazuma, ma era tutto inutile, io e la matematica, non saremo mai andate d'accordo, non ci avevo davvero capito un H come al solito.
“Bene signorina Kanamichi può andare apposto, ma dopo la scuola vorrei parlarle in privato all' incirca le sue lacune sulla materia...”
Ah, perfetto dopo tutta l' agitazione che mi ha fatto prendere, ci manca solo pure la sfuriata dopo la scuola, fantastico, tanto per cambiare e così mi può anche menare in privato lontano da sguardi indiscreti.
Terminate le lezioni, tutti uscirono dalla classe rimanevo io in classe con Reika e Haruna, ma il professore le invitò ad uscire, così era pronta a svignarmela pure io, ma il professore mi guardò dritto in faccia con espressione truce “Lei no, signorina Kanamichi!”
Rimasi in classe osservando le mie due care amiche che mi lasciavano nelle mani di quel losco individuo, avevo davvero tanta paura, ah ma no che andavo pensando, non mi avrebbe mai picchiato o fatto qualcosa di strano, perché altrimenti sarebbe scattata la denuncia.
“Lei va bene in tutte le materie, solo nella mia ha delle gravi insufficienze, come la mettiamo?” chiese torvo.
“Mi dispiace professore Takazuma, ma io davvero non capisco la matematica” affermai in agitazione.
“Allora le converrà farsi aiutare da qualcuno se non vuole fare l' esame di riparazione anche quest' anno”
“Non c'è nessuno che mi possa aiutare!”
“Può farsi aiutare dalle sue amiche!” affermò lui pronto a tagliare corto.
Così si concluse la chiacchierata con il professore ed io che pensavo che sarebbe successo qualcosa di preoccupante, ma lavoravo troppo di fantasia, in fondo Takazuma era soltanto un professore severo, nulla di più.
“Ciao” disse un ragazzo venendomi incontro.
Aveva i capelli color corvino, gli occhi marroni e un espressione bonaria stampata sul viso, quell' individuo lo avevo già visto.
“Tu sei Ryueki Kuroshi, della sezione F?” chiesi pensierosa.
“Si, sono proprio io...e tu vediamo se mi ricordo...Kana qualcosa...e di nome qualcosa con Na giusto? Forse aspetta, Nana Kanochoniome”
Avrei tanto voluto dargli qualche rispostaccia, possibile che non si ricordava e dire che aveva frequentato sempre i club di Reika, quest' idiota, come poteva non ricordarsi il mio nome? E dire che una volta mi era pure sembrato simpatico, eravamo rimasti da soli al club e aveva finito il suo volume di Naruto, così non sapendo che fare per passare il tempo dato che Haruna e Reika quel giorno non sarebbero venute, parlammo del più e del meno, ma per lo più di sciocchezze perché con uno come lui non si poteva di certo parlare di libri e di cose interessanti, ma alla fine lo trovai stranamente piacevole.
“Non mi chiamo Nana Kanochoniome, ma Kanamichi Natsuko” gli risposi lievemente infastidita.
“Scusa devo essermi un po' confuso” disse ridendo per nascondere l' imbarazzo.
Poi d' improvviso disse “Hanamei mi ha detto che ha aperto un nuovo club e credo proprio che parteciperò...”
“Tanto finirà come tutte le idee di Reika, non durerà per molto, quindi è inutile che cerchi di scapparti i club seri da frequentare, perchè sarei costretto a frequentarli come tutti gli altri anni”
“Io non perdo mai la speranza riguardo il dolce far niente...”rispose ridendo.
Com'era fastidioso, cosa aveva tanto da ridere, quell' espressione da ebete non la tolleravo .mi faceva davvero salire i nervi e poi era uno scansafatiche peggiore di Reika, tutte le volte che partecipò ai nostri club, non aveva fatto altro che dormire oppure leggeva qualche manga e persino la fondatrice si faceva la manicure, mentre io ed Haruna eravamo le sole a darci tanta pena per il futuro del club.
“Natsuko...no cioè volevo dire Kanamichi...ci vediamo allora al club” disse lievemente imbarazzato per avermi chiamato erroneamente per nome, dato che i nostri margini di confidenza erano fin troppo scarsi, non poteva di certo farlo.
Reika ed Haruna comparvero all' improvviso “Ei, Natsuko prendiamo l' autobus insieme?”
“Si le risposi raggiungendole e salutando Kuroshi.
L' autobus era gremito di gente come al solito, Reika sbuffava, stava scomoda perché eravamo rimasta a in piedi dato che i posti a sedere erano tutti pieni,mi chiedevo perché una come lei prendesse l' autobus come una liceale comune, avrebbe potuto permettersi un taxi o addirittura un'autista privato e invece preferiva prendere quel lo scomodo mezzo pubblico con due comunissime liceali come noi.
“Le persone ricche sono un bel mistero” pensai.
Reika si voltò verso di me “Ti piace Kuroshi Ryueki?”
“Ma che baggianate dici!” risposi irrigidendomi e imbarazzata.
“Ma se non ti piace perché te la prendi tanto?”chiese lei.
“Lei è sempre fatta così, quando le fai domande di quel tipo si imbarazza e si irrigidisce!”
“Ma senti chi parla, tu Haruna non sei come me?”
“Si, più o meno” rispose incerta lei.
“Allora chi è il fortunato?” chiese Reika per passare il tempo.
“Nessuno!” affermai decisa.
“Dai andiamo ci sarà pur qualcuno che ti piace!” insistette lei.
Sapevo che se Reika voleva sapere una cosa e non gli davi la risposta adeguata, lei avrebbe continuato a torturami all' infinito, ormai la conoscevo bene quindi mi arresi rispondendo “Setzunaki Hideki”
“No, ti piace davvero quel tipo?” chiese divertita Reika.
“Piace a quasi tutte le ragazze della scuola non c'è poi da stupirsi” rispose Haruna.
“Anche ad Haruna piace?” le chiesi ridendo perché la sua espressione sembrava dirla molto lunga.
“Non è male...” azzardò lei.
Ma sapevo perfettamente che un non è male da parte di Haruna significava tutt'altro, significava che le piaceva da morire, ma che non volesse darlo a vedere.
“A me quel tipo non mi piace per nulla, si dà troppo arie per i miei gusti...e poi tratta le ragazze come se fossero degli oggetti le usa e poi le getta...”disse Reika sdegnandolo.
“Si, ma devi ammettere che togliendo il suo modo di fare è davvero bellissimo” affermai ricordando il suo viso con venerazione.
“Che fate questo pomeriggio?” chiese Reika.
“Devo uscire con mia madre, poi mi metterò a studiare” rispose Haruna.
“Io studierò e poi mi immergerò nella lettura dei miserabili” affermai non vedendo l' ora di cimentarmi nella lettura.
“Sei sempre la solita, così non potrai mai conquistare il cuore di setzunaki se ti leggi questo tipo di libri, quello legge solo hentai”
“Ah. Non è vero!” affermai difendendolo.
“Ti giuro, l' ho incrociato una volta per strada con un hentai fra le mani, non sto scherzando...” affermò Reika rammentando la scena.
Haruna assunse un espressione piuttosto divertita, mentre io non volevo affatto crederle, mentre raccontava da cima a fondo l' accaduto, disse che non appena si era accorto di essere stato scoperto da Reika fece finta di niente come se non avesse nulla da nascondere, anzi la salutò normalmente e quasi quasi Reika aveva pensato che volesse persino proporgli di leggere insieme il suo manga hentai.
Improvvisamente scoppiammo a ridere, era mai possibile che un tipo come lui, leggesse quel tipo di cose? E dire che avevo sempre pensato che le leggessero gli sfigati che non hanno la possibilità di farsi le ragazze vere e invece il più grande playboy della scuola leggeva cose di quel genere.
Nonostante tutto non mi importava, riguardo Setzunaki avevo sentito dicerie peggiori,:che tradiva le ragazze e che le trattava veramente male, ma per quanto ne dicessero ne ero veramente cotta e non riuscivo a fare a meno di pensare a lui.
Così anche quel giorno, tornata a casa dopo aver salutato Reika e Haruna, pranzai insieme ai miei genitori, non sembravano di buon umore quel giorno, ma non ci prestai tanta attenzione, ero presa da altri pensieri, perché sapevo che avrei dovuto mettermi sotto e studiare seriamente, ma mi ero dimenticata che la matematica non la sapevo fare tutta da sola, così impazzii dietro ogni tipo di esercizio, sperando che la concentrazione avrebbe risolto tutto, ma per quanto mi concentrassi era tutto inutile, perché non sapevo neppure dove cominciare, quali erano i passaggi, nonostante il professore Takazuma li avesse spiegati, io non me li ricordavo e neanche li avevo compresi.
Così gettai la stoffa e mi gettai tra le braccia dei miserabili di Victor Hugo, pronta a lasciarmi trasportare in una Francia ottocentesca, ma come non detto per quanto mi fosse piaciuto il film e la serie tv francese, quel libro risultò pesante persino per me, le prime pagine del romanzo parlavano di un certo vescovo e la tirava piuttosto per le lunghe.